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La ragazza con l’orecchino di perla

Cosa c’è sotto quello sguardo misterioso?

La ragazza con l’orecchino di perla è un famosissimo dipinto di Johannes Vermeer del 1665 ca., ed oggi è situato al Mauritshuis Museum all’ Aja.

Questo qudro è stato più volte oggetto di restauro e gli interventi più receneti risalgono al 1994 e al 2018.

Nel 1994, in occasione del progetto Vermeer Illuminated, l’opera fu studiata e restaurata al Mauritshuis Museum assieme alla Veduta di Delf un’altro capolavoro dello stesso artista. La cosa interessante, però, era che i visitatori potevano tranquillamente osservare i professionisti a lavoro in quanto il tutto avveniva all’interno di una stanza trasparente. Il dipinto in questione è la punta di diamante del museo, e giustamente non poteva rimanere nascosto troppo a lungo.

Nel 2018, con l’avvento di nuove tecnologie, ci fu un riesame dell’opera per rispondere a tutte quelle domande rimaste in sospeso 24 anni prima. Il progetto era tutto nuovo, The Girl in The Spotlight (La Ragazza Sotto i Riflettori). Diversamente dal restauro degli anni ’90, quello del 2018 non tocca il dipinto, ma lo analizza, lo scansiona grazie a nuovi strumenti non invasivi. Per far ciò il museo ha collaborato con il NICAS (Netherlands Institute for Conservation, Art, Science) e con alcuni scienziati di diverse istituzioni quali l’Università di Artwerp e la National Gallery of art di Washington DC.

Le analisi del 1994

Prima delle vere e proprie operazioni di restauro sul dipinto, erano state effettuate alcunie analisi[1] per studiare i materali che lo compongono. Queste sono state coordinate da Karin M. Groen, Conservation Scientist della Cultural Heritage Agency of the Netherlands ed effettuate su alcuni campioni in cross-section[2] che vennero osservati attraverso il microscopio ottico, il SEM (microscopio elettronico a scansione) e attraverso gli IR.

cross-section-ragazza-orecchino-perla
Cross Section al microscopio ottico e al SEM

Alcuni prelievi non inglobati in resina furono invece esaminati con il microscopio a luce polarizzata, con la cromatografia, con la spettrometria di massa (un po’ alla Abby Sciuto di NCIS! Lol). Tutto questo ha permesso agli scienziati di studiare e individuare alcuni pigmenti, studiare la stratigrafia dell’opera, il tipo di olio utilizzato come legante e cercare le tracce dei vecchi restauri.

Questi studi hanno quindi stabilito che Vermeer nei suoi dipinti, e quindi anche ne La ragazza con l’orecchino di perla, creava una preparazione che ad occhio nudo sembrava un po’ giallognola e un po’ grigia; su questa era poi solito stendere uno strato di vernice più scura, per unificare cromaticamente la base.

Molto importante è stata l’analisi delle tracce dei precedenti restauri, rese visibili con i Raggi X e l’osservazione con differenti fonti luminose come gli UV o gli IR. Un risultato importante è stata la scoperta dell’uso del metodo Pettenkoffer in un restauro del 1915 o del 1922 a cura di Derix de Wild.[3] Tale operazione consiste nell’ esporre il dipinto ai vapori dell’alcol e del balsamo di copaiba in modo da ammorbidire nuovamente la vernice finale; amalgamandosi, questa ritorna alle condizioni originali eliminando così i graffi e i segni presenti in superficie. Quest’operazione oggi non si esegue più perchè porta ad effetti negativi sulla vernice stessa (la rende opaca) e sugli strati pittorici.

Le analisi del 2018

Dopo 24 anni la tecnologia ha fatto molti passi avanti, ed è in questo contesto che è nato un nuovo progetto, The Girl in the Spotlight. Ancora una volta La ragazza con l’orecchimo di perla era sotto esame davanti agli occhi di tutti: nella Golden room del museo è stata infatto allestita una vetrina attraverso la quale i visitatori del Mauritshuis Museum potevano osservare gli scienziati all’opera sull capolavoro. Questo evento è durato due settimane, dal 26 febbraio 2018 all’11 marzo e aveva il solo scopo di studiare il dipinto, senza intervenire direttamente sui materiali. Infatti, diversamente dal 1994, lo scorso anno non sono stati prelevati campioni, ma sono state eseguite solo analisi non invasive.

In primis, è stato fotografato il dipinto sia in luce visibile e ad alta definizione per documentare lo stato di conservazione, che in luce radente per studiare la tramatura della pellicla pittorica, le pennellate, le crettature e gli eventuali sollevamenti.

Con la fluorescenza UV è stata osservata la vernice che mostrava una fluorescenza giallognola laddove era presente la vernice originale ed era opaca dove questa era stata ritoccata durante il precedente restauro.

ragazza-con-orecchino-perla-uv
Dipinto visto attraverso i raggi UV

Con l’IR sono stati analizzati i pigmenti a base di Carbonio.

Le analisi del 2018[4] erano rivolte anche allo studio dei singoli pigmenti per determinatre la tavolozza che Vermeer utilizzò per questo dipinto. Per far ciò vennero utilizzati L’XRF (fluorescenza a raggi X) che esamina la distribuzione degli elemnti chimici nei pigmenti.

Oggi il dipinto è al suo posto nel museo, sempre uguale ma un po’ meno enigmatico grazie alle risposte ottenute da questi due progetti. Molti articoli sono già stati pubblicati e molti altri attendono il loro turno.

Nel frattempo spero abbiate apprezzato il mio minuscolo riassunto.

[1] Per approfondire le analisi effettuate durante il restauro del 1994 si legga l’articolo qui

[2] Le cross-section sono campioni prelevati dal dipinto in esame e successivamente inglobati in resina. Questi servono a studiare la stratigrafia dell’opera attraverso indagini ottiche e/o chimiche (MATTEINI, MOLES 2003, pp. 21-22).

[3] Le notizie di questi restauro sono presenti nei documenti di archivio del Mauritshuis Museum.

[4] I risultati delle analisi sulla pellicola pittorica saranno pubblicati nell’articolo di Delaney JK, Dooley KA, Van Loon A, Vandivere A. Mapping the pigment distribution of Vermeer’s Girl with a Pearl Earring, in <<Heritage Science>> (2019).

Bibliografia

A. Vandivivere, J. Wadum, K.J. van den Berg, A. van Loon, From ‘Vermeer Illuminated’ to ‘The Girl in the Spotlight’: approaches and methodologies for the scientific (re-)examination of Vermeer’s Girl with a Pearl Earring, in <<Heritage Science>> 7/66 (2019). Potete leggere l’articolo qui.

M. MATTEINI, A. MOLES, Scienza e restauro. Metodi di indagine, Firenze 2003.

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