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La Porpora nell’arte: tra leggenda e realtà

La Porpora nell’arte: tra leggenda e realtà

Con il termine porpora, diversamente dagli altri pigmenti, non si intende uno specifico colore ma una vasta gamma cromatica che va dal violaceo, al bordeaux al bluastro. Ma perchè questa confusione? Tutto inizia nell’antichità, quando con il termine porpora si intendeva non il colore ma la sostanza che serviva per creare il colorante e che si ricavava da alcuni molluschi molto diffusi nel Mediterraneo, il Murex e la Purpura. La tonalità dipendeva dal tipo di animale da cui si estraeva la secrezione pigmentata.

Mollusco da cui si ricava la porpora

In antichità

Generalmente si fa ricadere il merito della scoperata della porpora ai Fenici, nel 1400 a.C, per la colorazione dei tessuti; in realtà, esistono studi che ne collocherebbero l’utilizzo già nel 1600 a.C a Creta (F. Brunello, 1968). Nonostante ciò, i centri più floridi nella produzione di porpora erano le città fenicie Tiro e Sidone, e anche se non va a loro il merito della scoperta, va sicuramente a loro il merito della diffusione; i tessuti di porpora di Tiro e Sidone erano molto pregiati e molto apprezzati dai Romani; per eliminare i grandi costi derivati dall’acquisto presso i Fenici, sui territori romani vennero costruite “officine purpurarie” per ottenere una propria produzione interna.

A causa del costo della sostanza, arrivarono le imitazioni e le falsificazioni e vennero, quindi, redatti ricettari con le diverse preparazioni della vera porpora. Tra questi, il più importante e il più ricco è il Papiro di Stoccolma, del III sec. d.C.,  che illustra 70 metodi di preparazione.

Il fatto che i tessuti color porpora fossero così pregiati e quindi “per pochi”,  ha portato i popoli a creare storie e miti sull’origine di questo pigmento, sulla fortuna dei tessuti purpurei; così i senatori romani indossavano una larga fascia porpora mentre con l’arrivo di Nerone era solo l’imperatore a dover indossare abiti di questo colore divino. Anche i miti greci danno virtù apotropaiche a questo materiale (si pensi alla storia di Teseo e Minosse).

Tra l’età classica e il Rinascimento

Nell’Alto Medio Evo la porpora non venne utilizzata motlo per i tessuti, ma per i testi sacri, anche se non era una novità la tintura delle pergamene; queste non erano semplicemente dipinte ma erano imbevute di colorante; si potevano colorare tutte le pagine o solo quelle dei frontespizi.

Foglio della Genesi di Vienna

I Bizantini

Anche nell’Impero Romano d’Oriente l’imperatore era rivestito di onori divini e pertanto accostato alla porpora. Tant’è che Teodosio, nel IV secd.C vietò a tutti di indossare il colore imperiale e l’erede al trono era addirittura definito “porfirogenito”, nato dalla porpora.

Con la caduta dell’Impero d’Occidente nel 476 d.C cadono anche le officine della porpora, dando così la pssibilità a Costantinopoli, ancora in piedi e fiorente, di crearne una propria. Con Giustiniano si ha l’apogeo, infatti nei mosaici ravennati l’imperatore è raffigurato con con un mantello violaceo molto scuro.

Anche a Bisanzio si decoravano i codici più preziosi.

Nel XII sec. d.C., con la fondazione dell’Impero Latino, l’idustria della porpora si spostò nel regno di Sicilia.

Nei secoli successivi vennero poi scoperti altri metodi per creare i rossi, come il kermes, molto meno costosi e la produzione della porpora così come si faceva in antichità sparirà con il passare del tempo.

Mosaico che raffigura Giustiniano e il suo corteo

Bibliografia

  1. F.BRUNELLO, L’arte della tintura nella storia dell’umanità, Vicenza 1968.
  2. La fabbrica dei colori. Pigmenti e coloranti nella pittura e nella tintoria, a cura di S.RINALDI (et al.), Roma 1986.

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